Inserita in Sport il 07/06/2015
da Gabriele Li Mandri
Juventus-Barcellona 1-3: Finale Champions, la Juve compie l’impresa
Finale di Champions League, Berlino, 97esimo minuto: la Juventus compie l’impresa. L’impresa di aver fatto felice tutta Italia. Mentre mezzo stivale si scopre blaugrana ed esulta in faccia ai bianconeri nei pub, l’altra metà si consola dandosi pacche sulle spalle e ripetendosi che questa Juventus ha giocato alla pari col Barcellona. Che, anche se non sarà oggi, la finale giusta magari arriverà l’anno prossimo perché la Juve è forte e la merita.
Certo, non è l’impresa che avrebbero voluto i sostenitori bianconeri e neanche uno dei record più piacevoli che resteranno scritti nella storia del club torinese: 6 finali di Champions non le ha perse mai nessuno. Neanche Evra che, con la sconfitta di ieri, raggiunge il poco invidiabile bottino di 4 finali perse su 6. Quella coppa numero 3 sembra proprio segnata da una maledizione, come il vascello di Jack Sparrow.
La partita, di per sé, ha confermato quello che tutti sapevano: Barça troppo superiore per qualsiasi avversario, Juventus coraggiosa e tutta cuore. In giro, sui maggiori quotidiani sportivi, si legge che i bianconeri se la sono giocata alla pari: no, non è vero. La Juve, le mani sulla Coppa, non le ha mai avute ieri sera. È stato un dominio blaugrana dal primo all’ultimo dei 7 minuti di recupero, che non si è tramutato in una “manita” solo grazie ai miracoli di un portiere di un’altra categoria e ad un Barcellona troppo rilassato e giocherellone, sia davanti che dietro.
Il Barça passa subito al 4 minuto con Rakitic e lo fa con un’azione da brivido: “se questo è il buongiorno – devono aver pensato i giocatori bianconeri – forse è il caso di cominciare a menare duro”. È solo l’inizio di un primo tempo in cui la Juve non tocca fisicamente un pallone che sia uno, sfogando la propria frustrazione sulle caviglie avversarie: Vidal meriterebbe il doppio giallo già al quarto d’ora ma Cakir, saggiamente, centellina cartellini e fischietti per non distruggere lo spettacolo. L’immenso riflesso di Buffon su Alves, al 13esimo minuto, non sembra dare speranze ma solo presagire il peggio. Il primo tempo si chiude con un diagonale insidioso di Marchisio, accompagnato in angolo da Ter Stergen: è il 44’ e anche la Juventus ha tirato in porta.
Il secondo tempo, contrariamente alle previsioni, vede rinascere i bianconeri: colpa del Barcellona, sprecone oltre ogni misura, e di Buffon, di nuovo miracoloso su Suarez. E mentre Messi dribbla persino i paninari dell’Olympiastadion, dopo un primo tempo in costume e infradito, all’improvviso la Juve torna la Juve: il Barça perde una palla assassina, Marchisio s’inventa un tacco geniale sulla destra, Lichtsteiner serve Tevez al centro che spara su Ter Stergen. La parata è sfortunata, forse anche una mezza papera, e la palla schizza su Morata che, tutto solo, la butta dentro a porta vuota. Istinto da killer puro.
La finale sembra adesso aperta a tutto, ma solo perché i bianconeri hanno la meritata fama di non morire mai: il Barcellona, però, ha il grande pregio di non perdere mai la sua calma olimpica e questo, alla fine, fa la differenza. La Juve spinge in modo confuso, spreca addirittura il 2-1 con Tevez, invoca un rigore che non c’è e sul ribaltamento dell’azione becca il classico contropiede mortifero: Messi scappa via, Buffon gli dice ancora no ma sulla respinta c’è Suarez che la butta dentro, anticipando pure Rakitic. La Juve è di nuovo sotto e rischia di prendere anche il 3-1, annullato giustamente a Neymar per fallo di mano: la partita finisce con un paio di occasioni di testa per Pogba, ed il 3-1 di Neymar all’ultimo secondo, dopo un altro contropiede.
Juve in lacrime, passerella finale con gli applausi dei giocatori blaugrana, volo charter per Torino e folla bianconera pronta a consolare i propri eroi all’aeroporto, con i nemici di sempre che esultano in giro per le strade: tutti contenti, tutti fieri della Juve. Una vera impresa.
Gabriele Li Mandri
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