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Inserita in Un caffè con... il 25/05/2015 da REDAZIONE REGIONALE

ROBERTO TUMBARELLO - ´SENTENZE A NUMERO CHIUSO´ ED ALTRE STORIE

ROBERTO
Sentenze a numero chiuso
Anche l’unico ministro normale e presentabile che avevamo si è accodato alla corte dei miracoli che compone questo governo. Adottando lo stesso linguaggio e la medesima logica con cui si colpevolizza il sindacato che difende i lavoratori, l’economista se la prende oggi con la Consulta che esagera nell’applicare i dettati della legge fondamentale. Giudicando l’incostituzionalità del blocco delle pensioni, non avrebbe valutato le conseguenze finanziarie che l’annullamento della Legge Fornero comportava. In pratica, il governo rimprovera la Corte Costituzionale di mancata complicità. È come chiedere alla magistratura ordinaria di giudicare gli imputati secondo la capienza carceraria. È il primo passo verso l’esautorazione della Consulta. Secondo questi neofiti del potere, nel giudicare la costituzionalità delle leggi, i controllori dovrebbero considerare le esigenze dell’esecutivo e, magari, la sua inefficienza. Il paradosso paventato nel Diario di giovedì scorso – la soppressione della Corte per contenere i costi della politica – era, invece, una previsione concreta. Andando di questo passo non è inverosimile l’unificazione dei poteri dello stato. Tre sono troppi. Non basta auspicare un sindacato unico. Il legislativo è già alla mercé del governo. Si studia ora come assimilare nell’esecutivo anche il giudiziario. Ma, sì, un potere solo è più che sufficiente. Del resto, se con la cultura non si mangia, figuriamoci con la democrazia.

Magari, ci fossero i Ragazzi della Via Pál
Quando la maggioranza è bulgara e il parlamento vota sempre all’unanimità qualsiasi provvedimento del governo, non è dignitoso che i presentatori si abbraccino con esagerata esultanza per un’approvazione già scontata. È come gioire alla faccia degli italiani che hanno inutilmente tentato – con manifestazioni di protesta, attraverso i sindacati e altre forme di comunicazione – di modificare certe leggi improvvide. Purtroppo l’autoritarismo, che molti di noi auspicano perché stavamo meglio quando si stava peggio, non consente modifiche né revisioni che denuncerebbero una debolezza di chi comanda. Non si torna mai indietro né si discute. Se no, sarebbe saggio e democratico. Invece, quando è la mediocrità a decidere, il buonsenso non è mai di chi è al potere. La storia non è più maestra di vita come una volta, ma solo un’esperienza d’altri tempi che oggi superata. Presuntuosi come siamo, sono in pochi a studiarla. D’altra parte, essendo oggi l’ignoranza un titolo di merito, nessuno vuole rinunciarvi. La metà degli elettori non vuole più godere di un diritto inutile e non si reca più alle urne. Mentre l’ISIS sta occupando il Medio Oriente e minaccia l’Europa, noi continuiamo a giocare a monopoli e a risiko. Non ci rendiamo conto che non è più tempo di scherzare. È in ballo la vita di ciascuno e la sopravvivenza del paese. L’ultima volta che acclamammo chi ci privava dei diritti civili, finì con una guerra e milioni di morti. Adesso oltre alla crisi, c’è la minaccia del Califfato islamico. E noi ci illudiamo di risolvere questo e altri gravi problemi grazie alla sveltezza di qualche ragazzina e alla mediocrità di tanti funzionari di partito genuflessi. La vera colpa è dei nostri figli che non ci prendono a calci nel sedere quando ci vedono applaudire.

Desiderio inconscio di monarchia
Un altro Bush si prepara alle primarie nel tentativo di succedere a Obama. E sarebbe il terzo. Viene da chiedersi come vivrebbero gli Stati Uniti e il mondo intero se quella famiglia non fosse esistita. Per non smentire la tradizione guerrafondaia, la sua campagna elettorale debutta con la promessa di scatenare una guerra come si deve contro i Talebani. Ma, questa volta sul serio, non come fecero il padre e il fratello, che uccisero qualche migliaio di innocenti, lasciando, però, il lavoro a metà. Nei giorni scorsi una ragazza illuminata lo ha scongiurato di non candidarsi perché, secondo lei, stolti come sono, gli americani sarebbero pure capaci di eleggerlo col mandato di uccidere. E anche i loro figli a morire. Anche se considerati esseri umani di serie B – gli arruolati sono quasi tutti neri e ispanici, i nemici musulmani – si tratta di vite irripetibili. È un peccato mortale immolarle. Ecco perché c’è da augurarsi che i repubblicani candidino personalità più adeguate che sappiano risolvere i problemi con la diplomazia. A opporre la stessa violenza e scatenare conflitti – magari, per arricchire produttori e mercanti di armi – sono buoni tutti. Non dimentichi – gli ha ricordato la ragazza – che l’ISIS è una creazione della sua famiglia. Ci toccherà tifare per nonna Hillary, visto che in questo nuovo millennio sono le dinastie ad affascinare gli yankie. Preferiamo di gran lunga i Clinton, non perché democratici ma perché meno pericolosi.

Dirigenti sportivi omofobi o bifolchi?
Sembra che il problema – più che partite truccate e immoralità dilagante – sia se le lesbiche possano giocare al calcio o, per i loro gusti sessuali, sia consigliata altra specialità. La riflessione è del presidente della lega dilettanti. Secondo altri autorevoli dirigenti chi prima mangiava banane non ha di che lamentarsi né può reclamare diritti. Per non parlare di insospettabili glorie d’Italia che, vedendo troppi giovani di colore nei vivai, sono scettici sul futuro del Calcio in Italia. Trattandosi di persone ignoranti, sì, ma abbastanza scaltre da avere fatto una vertiginosa scalata sociale, sorge il dubbio che le polemiche servano a far dimenticare il vero problema che è la corruzione. Esattamente come avviene in politica. Ogni tanto qualcuno si dimette. Altre volte, invece, viene premiato. Non si tratta più di maleducazione di qualche dirigente. A preoccupare è l’intera genia che da qualche anno si è impossessata dello sport. Basta guardare il soma dei dirigenti. Come quello della politica. Ci si chiede come mai Mario Chiesa o Moggi non siano parlamentari. O perché Tavecchio non sia ministro o ambasciatore. Ve lo dico io: perché non sanno di possedere la condizione ideale per raggiungere traguardi più lontani. Non credono nelle ulteriori possibilità che la loro inciviltà gli offre. Un altro personaggio che si muove timidamente, anzi, cerca di passare il più possibile inosservato – ecco perché non interviene mai, nonostante tutto quello che sta succedendo – è il presidente del Coni. Non si rende conto, così indeciso e inadeguato com’è, che, con lo stesso meccanismo che lo ha portato al vertice dello sport, potrebbe diventare premier e anche di più. Infatti, chi si stima, pur non avendone le qualità, purtroppo arriva. Basta aver capito – questo è il guaio – che in questo momento il mondo è capovolto. Premia, cioè, chi non è in grado e non possiede alcun merito. Questa è l’unica classifica in cui siamo indiscutibilmente primi.

 

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