Inserita in Sport il 08/04/2015
da Gabriele Li Mandri
Semifinali di Coppa Italia: la Juventus passeggia al Franchi
Una passeggiata romantica su un prato verdissimo in una serata primaverile: riuscite a immaginare qualcosa di più piacevole e stimolante? Ebbene, se tifate Fiorentina, probabilmente da stasera il vostro concetto di romanticismo non sarà più lo stesso. Quella passeggiata che doveva condurre i giocatori viola, mano manina, verso la prestigiosa finale di Coppa Italia s’è rivelata una tragedia sportiva: dal 2-1 corsaro allo Juventus Stadium allo 0-3 subito in casa al Franchi che di verdissimo, da stasera, avrà solo la bile dei Della Valle, che a ragione si credevano oramai con un piede in finale.
E invece a giocarsi la finale di Coppa Italia ci andrà, strano a dirsi, la Juve. Con buona pace delle speranze della dirigenza e dei tifosi viola, orfani di trofei dalla Coppa Italia del 2001. Ci andrà la Juve e ci andrà dopo aver strameritato nella testa, prima ancora che in campo: ritrovando, cioè, quella cattiveria agonistica che, a detta dei grandi esperti di calcio, era l’unico tassello mancante alla Juventus targata Allegri. Una cattiveria che stasera ha sovrastato una Fiorentina troppo rilassata e letteralmente immobile di fronte alle sfuriate di una Juventus rimaneggiata, ma focosa come non mai.
Non c’era Tevez, ai box per una noia muscolare: la grande novità è che non se n’è accorto nessuno. Non se n’è accorto Neto, costretto ai miracoli senza avere neanche il tempo di guardare in faccia il bombardiere di turno. Non se n’è accorta la difesa viola, sbrindellata dalle accelerazioni di Pereyra in versione Apache e dalle geometrie di Marchisio in versione Pirlo, con lo spauracchio Salah unico a dare l’anima in mezzo alla versione calcistica della corrida. Al gol del 3-0, però, se ne sono accorti tutti: guai a sottovalutare i bianconeri, anche se sulla maglia hanno scritto Matri, Pereyra e Bonucci.
Adesso non resta che sedersi e aspettare di sapere chi sarà l’avversario cui contendere una Coppa Italia che sarebbe storica: la decima sulla bacheca dei bianconeri, per quella famosa stelletta d’argento che nessuno ha ancora avuto l’onore di piazzare sulla maglia. Lazio o Napoli? Non sembra avere importanza per Allegri. D’altronde, dopo essersi visto etichettare come un perdente annunciato, è già tanto che abbia conservato la guida del carro: un carro che, qualora la Juve dovesse continuare con le sue passeggiate primaverili, dovrà allargarsi di parecchio.
Gabriele Li Mandri
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