Inserita in Sport il 09/03/2015
da Gabriele Li Mandri
Il punto sulla Serie A: cucchiai e cucchiaini milanesi
In attesa che si giochi lunedì Lazio-Fiorentina, anche la ventiseiesima giornata di Seria A è andata in cantiere. In realtà ci sarebbe anche Juventus-Sassuolo, ma dato che la prima ha già lo scudetto praticamente sul petto e la seconda naviga in acque abbastanza tranquille, possiamo anche far finta di nulla. La Lazio, invece, avrà un’occasione d’oro: in caso di vittoria, infatti, i biancocelesti andrebbero a quota 46 raggiungendo il Napoli terzo in classifica.
Il Napoli, per l’appunto: quelli che se si giocassero partite di 55 minuti sarebbero campioni d’Italia, d’Europa, del mondo e probabilmente della Via Lattea. E invece le partite, di minuti, ne durano 90 e rotti: un insignificante particolare che rischia di fare pesantemente la differenza nell’economia di un campionato dove, a dare per scontato qualcosa, si finisce con le natiche per terra. Chiedere alla Roma, che dal “vinciamo lo scudetto”, dopo l’ennesimo pareggio (il quarto consecutivo) è passata al “preghiamo che il Napoli ci prenda come esempio”. Detto fatto.
Napoli-Inter è una di quelle partite che promette fuoco e scintille: difese ballerine, formazioni votate all’attacco, tanta classe individuale in campo. Le premesse sono state in parte mantenute, soprattutto per merito dei napoletani: quattro gol, tanta allegria in difesa ed un risultato che premia esclusivamente i fanta-manager. Una partita che sembrava senza storia, dopo un’ora abbondante di dominio azzurro con i gol di Hamsik e del Pipita Higuain e poi quel rigore con espulsione di Henrique, che ha spianato la strada ai due gol nerazzurri.
Il trait d’union del weekend sembra essere racchiuso proprio nel gesto di Icardi: un cucchiaio su rigore che ha aperto la strada al pareggio e che ha però messo tanta ansia ai tifosi nerazzurri. Passi per il fatto che la palla abbia sfiorato la traversa, facendo intasare le coronarie dei tifosi interisti, ma il vero colpo al cuore dev’essere stata quella frase sussurrata dall’argentino a fine gara: “Rinnovo? Siamo molto, molto, molto lontani”. Come l’argenteria buona, questo cucchiaio rischia di finire dietro una vetrina, prezioso ma stipato in un cassetto per paura di perderlo: è il cucchiaio dell’incertezza. Incertezza per l’Inter, a soli 36 punti in classifica; incertezza per Icardi, che non sembra esattamente felice di vestire quella maglia; incertezza per il Napoli, che come la Roma è passata dalla convinzione di poter agguantare il posto davanti alla paura di prendere quello dietro.
Un cucchiaio che, nel bene e nel male, questa settimana è stato protagonista delle due sponde del Naviglio: a Milano, infatti, 24 ore prima il Milan ne aveva subito uno identico da Toni, in una partita (col Verona) terminata anch’essa 2-2. Un 2-2 amaro come il fiele, che nelle prossime ore ci dirà se Pippo Inzaghi ha esaurito o meno i suoi pochi mesi da allenatore dell’ingiuria. Ad un solo punto di distanza dall’Inter, ma anni luce dal suo progetto, ai rossoneri non resta che lasciare la posateria elegante agli altri e consolarsi con il cucchiaino: quello che servirà a Pippo, o ad un suo eventuale successore, per raccogliere i miserabili resti di una squadra e di una società oramai calcisticamente defunte.
Gabriele Li Mandri
|